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Editoriale – Alcuni liberi pensieri sulla Libertà

Jan Nicolaas Kind – Brasile

Primo pensiero

 Mi ricordo chiaramente come la mia cara mamma, all’inizio degli anni ’50, quand’ero un bambino di 5 o 6 anni, mi tenesse e stringesse saldamente la mano mentre attraversavamo le strade trafficate di Amsterdam. È il tipo di sensazione che si prova da bimbi, quando tua madre vuole proteggerti da una situazione potenzialmente pericolosa. Istintivamente non facevo caso a quella stretta, ma se attraversavamo una strada particolare, chiamata Raadhuisstraat (in italiano: strada del Municipio), che si trova nei pressi del Palazzo Reale e di Piazza Dam, lei mi stringeva la mano fino a un livello quasi intollerabile. Alcuni anni dopo, dovevo averne 7 o 8 circa, alla mia ripetuta richiesta del perché la sua stretta mi sembrava sempre aumentare quando passavamo per quella via, mia madre si prese il tempo – ed ebbe il coraggio – di spiegarmene la ragione.

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Mini-intervista a Shikhar Agnihotri

The Society MI 8 Shikhar

1. Come ti chiami, da dove vieni e da quanto tempo sei membro della ST?

Il mio nome è Shikhar Agnihotri. Abito a Lucknow in India, una città che può suonare familiare a molti membri della ST in tutto il mondo grazie al dr. I.K. Taimni, un eminente Teosofo, che proveniva da qui. Sono diventato membro della ST nel 2008.

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Alla Luce della Teosofia

 

Theosophy In the Light of Theosophy 2

[Questo articolo è stato pubblicato su The Theosophical Movement di ottobre 2018. Per altri articoli pubblicati su questa eccellente rivista seguire il link: http://www.ultindia.org/previous_issues.html ]

Quando ti guardi riflesso allo specchio sei consapevole di chi ti sta guardando. La percezione di sé è ovvia. L’autoconsapevolezza è uno dei più grandi misteri della mente. Come è sorta, e a cosa serve? A parte gli esseri umani, ci sono pochi altri animali che riconoscono se stessi allo specchio. L’autoconsapevolezza potrebbe essersi evoluta negli animali più intelligenti, dal cervello più grande. Se è così, allora rappresenta l’apice della complessità mentale – la più alta forma di coscienza. Tuttavia, sebbene la capacità di riconoscere se stessi allo specchio sia generalmente considerata un indicatore di autoconsapevolezza, quest’idea è stata messa in discussione. Per esempio, gli psicologi dello sviluppo ribattono che non si tratti necessariamente di una consapevolezza di sé che vada oltre il momento presente.

“Molti psicologi e antropologi sostengono che ci sia una gerarchia della coscienza che corrisponde all’aumentare della complessità del cervello”. Gli animali con un sistema nervoso semplice e coinvolti in esperienze sensoriali primarie sono considerati essere alla base della gerarchia. Poche menti sono abbastanza sofisticate da avere esperienza del mondo in modo differente – attraverso delle lenti introspettive, e persino loro possono avere un senso del sé limitato. “Solo all’apice della complessità mentale troviamo menti in grado di costruire per tutta la vita una narrativa di esperienze centrate su un concetto astratto di ‘sé’ – queste sono l’élite.

Questa differenza nella dimensione e nella complessità dei cervelli deve essere stata basata sulle diverse esigenze evolutive che l’animale ha dovuto soddisfare per sopravvivere … C’è una particolare necessità che sembra aver portato all’evoluzione di cervelli complessi e che avrebbe potuto creare anche le condizioni per la nascita del senso del sé. Si tratta della sfida con le altrui menti – che siano prede, rivali o altri membri del proprio gruppo sociale”. Per ottenere ciò il cervello aveva bisogno di evolvere da una semplice cosa che prova sensazioni a essere il loro osservatore.

L’autoconsapevolezza può essere un fenomeno apparentemente complesso che emerge dal cervello. La mente può raccogliere l'eco di miliardi di neuroni che si rispondono l'un l'altro con segnali elettrici. I segnali fluiscono lungo serie diverse di connessioni, ma alcuni percorsi sono più battuti. Negli esseri umani, le connessioni predominanti sembrano essere quelle usate per contemplare le menti di altri – le stesse connessioni che usiamo noi stessi per pensare. Quanto emerge da ciò è uno schema che sembra costante. Per te, quella è la tua percezione di te. Quindi il nostro cervello fa apparire il senso di sé. L’autoconsapevolezza non è l’apice della coscienza, è solo un sottoprodotto accidentale dell’evoluzione, e un parto delle nostre menti, scrive Sofia Deleniv, una dottoranda all’università di Oxford (New Scientist, 8 settembre 2018).

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Editoriale - L’avidità è una malattia

Jan Nicolaas Kind – Brasile

L'aviditá è una malattia

L’avidità è la più devastante tra le patologie che al giorno d’oggi affliggono il mondo. Il suo virus ha completamente infettato il nostro comportamento e perfino, più deplorevolmente, il nostro modo di pensare. La cupidigia ha influenzato il modo in cui ci rapportiamo con gli altri, con l’ambiente, con la politica, l’istruzione, la religione e con la nostra sessualità. Gli uomini sono disposti perfino ad entrare in guerra per avidità; essa ha fatto di noi dei terresti corrotti.

The Society A 2 ebenezer scrooge

Nella maggior parte dei dizionari l’avidità è così descritta: “Desiderio, intenso ed egoista di qualcosa, in particolare di ricchezza, potere, cibo o altri averi”.

In un sito web, che non riporta il nome dell’autore, ho trovato questa citazione:

“Il denaro e l’avidità sono forze potenti, che diventano influenze corruttrici sulle persone e sul loro ambiente. Poiché il denaro è equiparato al potere, le persone benestanti sono viste come più potenti e ciò conferisce loro maggiore autorità sui poveri. Ciò crea una separazione tra le varie classi socioeconomiche, cosa che alla fine porta disuguaglianze nelle comunità. È a causa di questo che la cupidigia entra in gioco, portando il caos, mentre la violenza esplode per consentire alle persone di ottenere ciò che vogliono. La corruzione viene vista come abuso del potere da parte di chi esercita un’autorità superiore, riuscendo a passarla liscia”.

L’avidità è uno dei sette difetti del carattere o dei tratti “oscuri” della personalità. Tutti noi abbiamo potenzialmente la tendenza alla cupidigia ma, nelle persone che provano una paura particolarmente forte della mancanza (privazione), l’avidità può diventare divorante.

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Mini-intervista Bruno Carlucci

The Society MI 10 Bruno

1. Come ti chiami, da dove vieni e da quanto tempo sei membro della ST?

Mi chiamo Bruno Carlucci e vengo da Brasilia, in Brasile. Al momento vivo tra San Paolo e Brasilia. Sono ufficialmente membro della S.T. dal 2016, ma mi vedo più come un collaboratore che come un membro nel senso di essere legato a un’istituzione. Studio Teosofia dal 2005 e sono anche stato socio di altri piccoli gruppi incentrati sullo studio e sulla pratica del buddismo mahayana e del primo gnosticismo cristiano, tenendo comunque conto dei contributi della letteratura teosofica nello studio di queste tradizioni.

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Dimensione spirituale interiore – le opere d’arte di Kate Blalack


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L’artista

Kate è una meravigliosa giovane donna dell’Oklahoma, che da alcuni anni ci aiuta con la pubblicazione del Theosophy Forward, sia come installatore informatico sia come vice caporedattore. È creativa e ricca di talento e siamo fortunati che renda disponibili alcune delle sue opere d’arte ai nostri lettori, in questo e nei prossimi numeri.

Lavora con il regno degli elementali, che dovrebbe essere familiare ai Teosofi. Ciascuna delle sue creazioni è un’interpretazione surrealista del suo dialogo con i regni astrali.

Sin da quando era molto giovane, Kate è stata affascinata dai confini della realtà; i luoghi in cui sogno, immaginazione e visione si confondono.

Le sue creazioni potrebbero risultare inquietanti per qualcuno, ma questo dipende solo dal fatto che obbligano le persone a confrontarsi con la profonda e potente magia delle loro stesse menti. Kate si propone di rendere visibile il “non visto” (ovvero l’occulto) della vita di ogni giorno. Ogni quadro è accompagnato da una sua spiegazione.

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Suono e tono

William Quan Judge – USA

Theosophy Sound and Tone 2

La parola “tono” deriva dai vocaboli greci e latini che significano suono e tonalità. In greco il termine “tonos” vuol dire un “allungarsi” o “tendersi”. Per quanto riguarda il carattere del suono, la parola “tono” si usa per indicare tutte le varianti di suono, come alto, basso, grave, acuto, dolce o stridulo. In musica, il tono dà la qualità peculiare del suono prodotto e distingue anche uno strumento dall’altro, per esempio un tono intenso, un tono esile e così via. In medicina determina lo stato di salute del corpo, ma qui viene usato maggiormente col significato di forza e si riferisce alla resistenza o alla tensione. Non è difficile collegare l’uso della parola in medicina con la risonanza divina di cui parliamo, perché potremmo considerare la tensione come vibrazione, o quantità di vibrazione, con la quale il suono è catturato dall’orecchio; se l’intero sistema diminuisce gradualmente, così che il suo tono si abbassi senza interruzioni, il risultato alla fine sarà una dissoluzione per quell’insieme di molecole.

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Editoriale – Questo è il Theosophy Forward

Jan Nicolaas Kind – Brasile

 

The Society A 2

Il primo numero del Theosophy Forward è uscito nel febbraio-marzo 2009 e fin da allora vi sono state pubblicate molte centinaia di articoli. Il periodo successivo alle prime edizioni, ormai nove anni fa circa, non è stato dei più tranquilli. La ST Adyar era appena passata attraverso una tempestosa elezione del Presidente Internazionale e, tra i membri del comitato, c’erano molta ostilità, incomprensioni, caos e diffidenza. Vidi rompersi amicizie che duravano da anni, a causa di tutto quel subbuglio. Mia sola intenzione, con la rivista, era di portare un po’ di luce in quell’apparente oscurità. Non avevo esperienza alcuna nella gestione di un periodico in versione elettronica, pertanto dovetti imparare molto velocemente. In quei primi giorni mio fratello Hans, in Olanda, mi aiutava ospitando il sito e John Algeo, negli Stati Uniti, era quello che, nel suo modo peculiare, mi insegnò come fare la revisione dei testi, come scrivere e tenere il passo con il compito di direttore. Un grande sostegno e un eccellente collaboratore dei primi anni, che qui va senz’altro menzionato, è stato Anton Rozman dalla Slovenia che, per un certo periodo di tempo, ha prodotto per il Theosophy Forward dei meravigliosi e-book. Queste gemme si possono ancora reperire negli archivi del TF. Sfortunatamente Anton ha dovuto smettere di collaborare con noi nel 2014.

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