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Per la serie: La nostra Unità – Un ponte migliore

James LeFevour – Stati Uniti d’America

Essendo da poco studente di Teosofia, la mia prima International Theosophical Conference è stata solo qualche anno fa.

Ricordo abbastanza bene una particolare conversazione che ebbi un mattino, durante la colazione, con un altro neofita. Egli era un allievo di Point Loma, all’Aja, ed io, essendo di Wheaton, avevo ricevuto come prima cosa l’insegnamento di Adyar. Fu piacevole mettere a confronto le nostre osservazioni, per così dire, parlando delle differenze tra le varie tradizioni teosofiche.

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Per la serie: La nostra Unità

Domen Kočevar – Slovenia

“Solleva la testa, o Lanu; vedi tu una o innumerevoli luci al di sopra di te, che ardono nell’oscuro cielo di mezzanotte?”.

“Io percepisco una sola Fiamma, o Gurudeva, e vedo innumerevoli scintille non separate che brillano in essa”.

“Hai ragione. E adesso guarda intorno a te e dentro di te. Quella luce che arde dentro di te, la percepisci in qualche modo diversa dalla luce che brilla nei tuoi fratelli umani?” “Essa non è in alcun modo differente, per quanto il prigioniero sia tenuto in schiavitù dal Karma, e le sue vesti esteriori ingannino l’ignorante facendogli dire: “La Tua Anima e la Mia.” (H.P.B., La Dottrina Segreta, vol. I, pag. 174).

Ispirato di recente dalla International Theosophy Conference e dal Centro Teosofico Internazionale di Naarden, cercherò di tradurre in parole alcune riflessioni sull’Unità. Rivolgevamo il nostro pensiero da qui a cento anni: un futuro lontano, ma non poi così tanto. Che ne sarà della Teosofia, a che punto sarà la nostra unità? E la religione, cosa sarà? Ci sarà ancora? Se si è onesti intellettualmente, concentrati, con una mente aperta, attenta e quieta, senza pregiudizi di particolare rilevanza (inclusi quelli teosofici) allora è possibile cogliere qualche barlume di devachan sulla Terra.

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L’onda impetuosa del cambiamento

Boris de Zirkoff – Stati Uniti d’America

THEOSOPHIA
A Living Philosophy For Humanity
Volume XXXVI
No. 4 (162) - Spring 1980


Foto della copertina originale (1980) della rivista: Radiosa giornata invernale nei pressi di Davos, in Svizzera

Nel bel mezzo della possente lotta che sta avendo luogo nel mondo esteriore tra bene e male, tra la chiamata ad un nobile dovere verso l’umanità e le lusinghe dell’egoismo e dell’avidità, gli ideali perenni della vita spirituale spiccano con una gloria sempre più grande, quando vengono proiettati contro le fosche nuvole dell’odio, la cinica crudeltà e la violenza.

Cerchiamo di non fraintendere i molteplici segnali che possiamo cogliere da tutte le parti. L’impetuosa irruzione di forze dinamiche spirituali ed intellettuali dalla loro eterna sorgente sferza i poteri del materialismo che le si oppongono, in un’ultima disperata resistenza, lungo la direttrice dei pensieri e degli sforzi umani. La marea crescente del pensiero spirituale sradica le superstizioni umane, agita le paludi stagnanti dell’indifferenza e porta alla luce ciò che sta nascosto nell’oscurità.

Ciò con cui abbiamo a che fare oggi non è, come molti credono, un mondo di caos e confusione in cui tutto va sgretolandosi, bensì un mondo in fase di riassestamento, in cui si assiste a un ribilanciamento globale, poiché le reti umane, sociali e individuali, stanno cercando di ampliare la loro struttura, così da diventare un veicolo adatto ad una coscienza più ampia, ad un’intuizione più profonda e ad una visione più inclusiva.

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La persona spirituale: l’alcool scatena “l’animale che è in noi”

Spesso i risultati delle ricerche scientifiche riflettono le aspettative degli scienziati e del pubblico. Talvolta vi si avvicinano, altre volte invece sono semplicemente sbalorditivi.

Un esempio significativo in questo senso è la recente ricerca del prof. Peter R. Giancola, dell’University of Kentucky College of Art and Science. Assieme ad Aaron Duke, suo ex studente, ha trovato un’inaspettata relazione tra credo spirituali, violenza e consumo di alcool.

“Per semplificare al massimo: in molti casi, più si è religiosi, più aggressivi si diventa dopo l’assunzione di alcool”, ha affermato Giancola.

I ricercatori hanno definito fanatici religiosi coloro che “trovano un senso alle cose solo nel sacro”, a prescindere dalla loro confessione di appartenenza.

Pur puntualizzando che i risultati delle sue scoperte sono allo stato embrionale e richiedono ulteriori approfondimenti, Giancola ha detto che il suo obiettivo originario era quello di creare un profilo dei fattori di rischio, per prevedere le violenze legate all’assunzione di alcool.

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La nostra unità – Serie: La nostra unità sta nella comune ricerca della Verità

Ali Ritsema – Olanda

La Verità è quel che ogni teosofo cerca, afferma H. P. Blavatsky. E’ proprio questa ricerca della Verità, che accomuna, o dovrebbe accomunare, tutti gli studenti di Teosofia ed è propriamente in questa ricerca che sta la nostra Unità.

Come rappresentato nel simbolo della Società Teosofica: Satyan Nasti paro Dharma, “la Verità è oltre ogni insegnamento/religione.”

“Sebbene non ci sia una Verità assoluta, di qualsiasi argomento si tratti, in un mondo tanto finito e condizionato quanto l’uomo stesso, esistono delle verità relative e noi dobbiamo trarne il meglio che possiamo”, ha scritto H. P. B. La cosa più importante per la nostra ricerca è la preparazione della mente, poiché la Verità Universale può essere rispecchiata solo dalla nostra coscienza spirituale e non si può trovare nelle nostre capacità cerebrali. La nostra coscienza spirituale è la mente manasica illuminata dalla luce di Buddhi, il nostro vero Sé.

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La nostra unità – Serie: …tutto inizia con un Ideale

Barend Voorham – Olanda

Tutto inizia con un Ideale. L’idealismo appartiene alla parte buddhica della nostra coscienza. Buddhi dà una visione della Verità e la Verità è che nel nucleo del nostro essere siamo tutti uniti. Pensare di essere separati gli uni dagli altri è un’illusione, una māyā. Chi studia Teosofia dovrebbe saperlo.

Questo non significa che siamo tutti uguali, non lo sono neppure due foglie dello stesso albero. Pertanto è naturale che abbiamo visioni diverse dell’Unità di tutti gli esseri. Ciascuno di noi ha sviluppato in modo individuale le proprie capacità.

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Analogie e differenze nelle tradizioni teosofiche

Jim Colbert – USA

[La prima edizione di questo saggio è stata pubblicata nel numero della primavera 2014 dell International Theosophy Magazine ed è qui riprodotta con piccole modifiche].

Introduzione

L’articolo che stai per leggere non intende trattare la profondità e gli scopi di tutte le tradizioni teosofiche ma vuole fornire una base di comparazione e comprensione. Qualcuno dice che riconoscere le similitudini e le differenze tra le tradizioni può aiutare a ottenere una comprensione più solida della propria. La speranza è che questo lavoro arricchisca il dibattito, con obiezioni e consensi da parte di tutte le tradizioni. Ci concentreremo sulla Società Teosofica di Point Loma, sulla Società Teosofica di Adyar e sulla Loggia Unita dei Teosofi. Ben sappiamo che anche la Società Teosofica di Pasadena ha una tradizione rilevante ma, sebbene essi dispongano di un’ampia biblioteca teosofica, per il momento non sembrano sensibili verso la possibilità di una più grande unità teosofica. Ci sono anche la tradizione di Alice Bailey, l’antroposofia di Rudolf Steiner e la Chiesa Cattolica Liberale. Comunque, giusto o sbagliato che sia dal nostro punto di vista, sembra che queste tradizioni si siano mescolate con il Cristianesimo e si spera che vi sarà un altro articolo riguardo ad esse. Potrebbe essere anche per noi una sfida. Ci sono inoltre altri gruppi minori, così come “teosofi indipendenti” che meriterebbero una menzione. Organizzeremo in futuro un forum sulle loro prospettive.

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Integrazione tra Meditazione e Scienza

La pratica della Mindfulness porta esperienze non immediatamente interpretabili dagli scienziati che vogliono studiarne i benefici psichici sul cervello. Ad una conferenza tenutasi vicino a Boston, il 5 aprile 2014, i ricercatori della Brown University descriveranno come siano arrivati ad integrare l’esperienza di Mindfulness con i dati concreti delle neuroscienze per procedere in maniera più rigorosa.

La Mindfulness è sempre personale e spesso spirituale, ma l’esperienza di meditazione non deve essere soggettiva. I progressi nella metodologia stanno permettendo ai ricercatori di integrare le esperienze di Mindfulness con la brain imaging e con i dati dei segnali neurali per formulare ipotesi verificabili dal punto di vista scientifico – con i conseguenti benefici sulla salute mentale di tale pratica.

Un gruppo di ricercatori della Brown University, diretto da Juan Santoyo Jr, presenterà il proprio metodo di ricerca, sabato 5 aprile 2014, alla 12th Annual International Scientific Conference of the Center for Mindfulness (12esima Conferenza Scientifica Annuale Internazionale del Centro per la Mindfulness) alla University of Massachusetts Medical School. Il loro metodo impiega una codifica strutturata dei resoconti sulle esperienze mentali forniti da coloro che meditano. Questo va rigorosamente correlato con le misurazioni quantitative neurofisiologiche.

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