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Per la serie: La nostra Unità: La nostra unità teosofica

Janet Lee – Regno Unito

“La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che ne siamo subalterni” (Cassio: atto I, scena II), Giulio Cesare, tragedia shakespeariana).

L’opera romana di Shakespeare parla di uguaglianza, equilibrio politico e fratellanza, e dei grandi problemi e conflitti che sorgono quando qualcuno si arroga una superiorità morale ed effettiva sugli altri e quando ciascuno di noi afferma a gran voce di essere buono e senza macchia! Al contrario, H.P.B. appare come una donna che comprese molto bene se stessa, che era particolarmente consapevole dei propri difetti e debolezze, e a suo modo molto integrata: in ciò stavano la sua forza e la sua autorità. Ella era unica e autentica e conosceva le proprie manchevolezze. Come in alto, così in basso, come all’interno, così all’esterno. Quali Teosofi non possiamo sperare di essere uniti gli uni agli altri, in una fratellanza universale, se ciascuno di noi non sa trovare dentro di sé quella unità interiore.

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Il dolore condiviso è un elemento aggregante

[Questa storia è basata su materiale fornito dalla Association for Psychological Science: clicca su questo link: http://www.psychologicalscience.org/ ]

Secondo i risultati di alcune nuove ricerche pubblicate su Psychological Science, rivista della Association for Psychological Science, quello che, nelle dinamiche di gruppo, non uccide, fortifica.


Le esperienze dolorose sperimentate insieme possono cambiare il comportamento di un gruppo, promuovendo i legami e la solidarietà.

Tale ricerca suggerisce che il dolore, pur non essendo un’esperienza piacevole, può veramente avere conseguenze sociali positive, agendo come una sorta di “collante” che, nei gruppi, è in grado di promuovere la coesione e la solidarietà.

“I risultati delle nostre ricerche dimostrano che il dolore  è un elemento particolarmente significativo, nel produrre legami e cooperazione tra coloro che condividono esperienze di sofferenza”, afferma lo scienziato psicologo e coordinatore di ricerche Brock Bastian, della New South Wales University in Australia. “I risultati hanno fatto chiarezza sul perché, tra soldati o altri che condividono difficoltà ed esperienze dolorose, possa svilupparsi il cameratismo.”

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Per la serie: La nostra Unità: UNITA’ e DIVERSITA’ Fratellanza e libertà di pensiero ed evoluzione spirituale

Roger Price – Belgio

Sebbene la vita tutta sia sempre un’Unità, è attraverso la manifestazione e l’esperienza dell’individualità, inclusa la sua apparente separazione (almeno nel corso di alcune fasi dell’evoluzione monadica), che ogni monade raccoglie per il TUTTO l’intero spettro dell’esperienza evolutiva necessaria. Da qui la necessità della diversità nell’Unità per l’Umanità.

L’umanità si trova ad un punto unico, sul sentiero evolutivo di transizione tra l’esperienza della separazione e quella dell’Unità. Al momento attuale, sebbene la nostra esperienza predominante sia di separazione, abbiamo anche la capacità di sperimentare l’Unità, per un certo grado. L’esperienza di separazione fa crescere il nostro senso del sé, a livello personale, ma i nostri sforzi per capire, sentire e praticare la Fratellanza Universale ci aiutano a sperimentare l’Unità e a dispiegare la nostra Individualità spirituale. Al contrario, l’influenza della nostra Individualità spirituale sulla personalità fa aumentare la comprensione e il sentimento di Unità espressi attraverso la Fratellanza Universale, insieme con il rispetto per l’essenziale intrinseca diversità, attraverso la Libertà di Pensiero. L’accettazione totale e la pratica sia della Fratellanza Universale, che riflette l’Unità intrinseca, sia della Libertà di Pensiero, che riflette l’intrinseca necessaria diversità, sono i principi tramite i quali l’Umanità può progredire, nel viaggio che ci farà ottenere l’ingresso alla Vita Interiore e che stimolerà lo sviluppo della nostra Individualità spirituale, secondo la legge di evoluzione.

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Per la serie: La nostra Unità – Un ponte migliore

James LeFevour – Stati Uniti d’America

Essendo da poco studente di Teosofia, la mia prima International Theosophical Conference è stata solo qualche anno fa.

Ricordo abbastanza bene una particolare conversazione che ebbi un mattino, durante la colazione, con un altro neofita. Egli era un allievo di Point Loma, all’Aja, ed io, essendo di Wheaton, avevo ricevuto come prima cosa l’insegnamento di Adyar. Fu piacevole mettere a confronto le nostre osservazioni, per così dire, parlando delle differenze tra le varie tradizioni teosofiche.

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Per la serie: La nostra Unità

Domen Kočevar – Slovenia

“Solleva la testa, o Lanu; vedi tu una o innumerevoli luci al di sopra di te, che ardono nell’oscuro cielo di mezzanotte?”.

“Io percepisco una sola Fiamma, o Gurudeva, e vedo innumerevoli scintille non separate che brillano in essa”.

“Hai ragione. E adesso guarda intorno a te e dentro di te. Quella luce che arde dentro di te, la percepisci in qualche modo diversa dalla luce che brilla nei tuoi fratelli umani?” “Essa non è in alcun modo differente, per quanto il prigioniero sia tenuto in schiavitù dal Karma, e le sue vesti esteriori ingannino l’ignorante facendogli dire: “La Tua Anima e la Mia.” (H.P.B., La Dottrina Segreta, vol. I, pag. 174).

Ispirato di recente dalla International Theosophy Conference e dal Centro Teosofico Internazionale di Naarden, cercherò di tradurre in parole alcune riflessioni sull’Unità. Rivolgevamo il nostro pensiero da qui a cento anni: un futuro lontano, ma non poi così tanto. Che ne sarà della Teosofia, a che punto sarà la nostra unità? E la religione, cosa sarà? Ci sarà ancora? Se si è onesti intellettualmente, concentrati, con una mente aperta, attenta e quieta, senza pregiudizi di particolare rilevanza (inclusi quelli teosofici) allora è possibile cogliere qualche barlume di devachan sulla Terra.

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L’onda impetuosa del cambiamento

Boris de Zirkoff – Stati Uniti d’America

THEOSOPHIA
A Living Philosophy For Humanity
Volume XXXVI
No. 4 (162) - Spring 1980


Foto della copertina originale (1980) della rivista: Radiosa giornata invernale nei pressi di Davos, in Svizzera

Nel bel mezzo della possente lotta che sta avendo luogo nel mondo esteriore tra bene e male, tra la chiamata ad un nobile dovere verso l’umanità e le lusinghe dell’egoismo e dell’avidità, gli ideali perenni della vita spirituale spiccano con una gloria sempre più grande, quando vengono proiettati contro le fosche nuvole dell’odio, la cinica crudeltà e la violenza.

Cerchiamo di non fraintendere i molteplici segnali che possiamo cogliere da tutte le parti. L’impetuosa irruzione di forze dinamiche spirituali ed intellettuali dalla loro eterna sorgente sferza i poteri del materialismo che le si oppongono, in un’ultima disperata resistenza, lungo la direttrice dei pensieri e degli sforzi umani. La marea crescente del pensiero spirituale sradica le superstizioni umane, agita le paludi stagnanti dell’indifferenza e porta alla luce ciò che sta nascosto nell’oscurità.

Ciò con cui abbiamo a che fare oggi non è, come molti credono, un mondo di caos e confusione in cui tutto va sgretolandosi, bensì un mondo in fase di riassestamento, in cui si assiste a un ribilanciamento globale, poiché le reti umane, sociali e individuali, stanno cercando di ampliare la loro struttura, così da diventare un veicolo adatto ad una coscienza più ampia, ad un’intuizione più profonda e ad una visione più inclusiva.

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La persona spirituale: l’alcool scatena “l’animale che è in noi”

Spesso i risultati delle ricerche scientifiche riflettono le aspettative degli scienziati e del pubblico. Talvolta vi si avvicinano, altre volte invece sono semplicemente sbalorditivi.

Un esempio significativo in questo senso è la recente ricerca del prof. Peter R. Giancola, dell’University of Kentucky College of Art and Science. Assieme ad Aaron Duke, suo ex studente, ha trovato un’inaspettata relazione tra credo spirituali, violenza e consumo di alcool.

“Per semplificare al massimo: in molti casi, più si è religiosi, più aggressivi si diventa dopo l’assunzione di alcool”, ha affermato Giancola.

I ricercatori hanno definito fanatici religiosi coloro che “trovano un senso alle cose solo nel sacro”, a prescindere dalla loro confessione di appartenenza.

Pur puntualizzando che i risultati delle sue scoperte sono allo stato embrionale e richiedono ulteriori approfondimenti, Giancola ha detto che il suo obiettivo originario era quello di creare un profilo dei fattori di rischio, per prevedere le violenze legate all’assunzione di alcool.

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La nostra unità – Serie: La nostra unità sta nella comune ricerca della Verità

Ali Ritsema – Olanda

La Verità è quel che ogni teosofo cerca, afferma H. P. Blavatsky. E’ proprio questa ricerca della Verità, che accomuna, o dovrebbe accomunare, tutti gli studenti di Teosofia ed è propriamente in questa ricerca che sta la nostra Unità.

Come rappresentato nel simbolo della Società Teosofica: Satyan Nasti paro Dharma, “la Verità è oltre ogni insegnamento/religione.”

“Sebbene non ci sia una Verità assoluta, di qualsiasi argomento si tratti, in un mondo tanto finito e condizionato quanto l’uomo stesso, esistono delle verità relative e noi dobbiamo trarne il meglio che possiamo”, ha scritto H. P. B. La cosa più importante per la nostra ricerca è la preparazione della mente, poiché la Verità Universale può essere rispecchiata solo dalla nostra coscienza spirituale e non si può trovare nelle nostre capacità cerebrali. La nostra coscienza spirituale è la mente manasica illuminata dalla luce di Buddhi, il nostro vero Sé.

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