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La Dottrina dell’occhio e la Dottrina del cuore

Da uno studente

Maestro, che cosa farò per giungere alla Sapienza?

Cosa, o Saggio, per raggiungere la perfezione?

Cerca i Sentieri. Ma, o Lanu, sia puro il tuo cuore prima d’incominciare il viaggio.
Prima di muovere un passo, impara a distinguere il vero dal falso, l’effimero dall’imperituro. Sopra tutto impara a distinguere la scienza del cervello dalla Sapienza dell’Anima,
la Dottrina dell’“Occhio” da quella del “Cuore”.

da La Voce del Silenzio, 109-111

Allo studente che cerca la conoscenza del sentiero che porta verso la saggezza e la perfezione, l’insegnante risponde distinguendo tra l’apprendimento intellettuale e la saggezza dell’anima ed evidenziando l’importanza della pulizia o della purificazione del “cuore”. La distinzione tra apprendimento intellettuale e saggezza dell’anima, fondamentale nell’insegnamento del testo sacro La Voce del Silenzio, viene espressa con metafore quali “la dottrina dell’occhio” e “la dottrina del cuore”. Le due espressioni si possono spiegare secondo vari livelli di sviluppo umano, dalle sublimi opportunità di un essere illuminato, all’approccio ordinario al sapere, ai doveri dell’umana esistenza.

Per coloro che cercano la comprensione del mondo materiale, l’apprendimento intellettuale è quello che chiamiamo conoscenza del mondo, conoscenza che si acquisisce con i sensi, il cervello e l’intelletto, quella conoscenza delle informazioni fattuali e della realtà materiale e che è, inizialmente, organizzata da ciò che la Teosofia chiama mente inferiore, o manas inferiore. Le inclinazioni e le emozioni celate nella mente inferiore possono distorcere le percezioni di quanto impariamo del mondo, avvolgendole in una coscienza tutta personale. Eppure, con la disciplina l’intelletto può, usando sistemi di ragionamento logici o scientifici, sviluppare una conoscenza più obiettiva ed universalmente valida.

E’ necessario usare l’intelletto, nella ricerca della saggezza, ma lo sforzo deve allargarsi all’uso della mente superiore, che può pensare attraverso concetti archetipali, principi e corrispondenze che aiutino a spiegare l’interdipendenza della vita e l’azione del karma sia negli esseri umani sia in tutta l’esistenza manifesta. Alla fine, “l’occhio” dell’intelletto o “testa” può sviluppare una comprensione piuttosto ampia dei piani metafisici della realtà.

Infine, questo sentiero di “comprensione intellettuale” può portare ad uno stato di coscienza libero da tutti gli attaccamenti, dai limiti e dai tumulti che circoscrivono le prospettive e le azioni della coscienza personale. Di solito questo è un lavoro che richiede tutta una vita di studio, l’ascolto delle istruzioni e un numero senza fine di esperimenti pratici. Per ottenere questa liberazione dai legami del mondo, liberazione che si chiama nirvana, il ricercatore deve pure aver padroneggiato sia i principi sia la pratica della scelta etica. Tutto il karma personale deve essere risolto. Non si dovrebbero mai sottovalutare le sfide e lo splendore connessi al raggiungimento del nirvana. L’ “occhio” del discernimento è necessario e dovrebbe rivolgersi allo studio generale della natura umana e delle fonti della sofferenza, sentieri verso il reale.

La consapevolezza della sofferenza porta colui che è nel nirvana a una scelta cruciale: o passare alla sua meritata ricompensa con la liberazione dall’esistenza condizionata per molti cicli evolutivi, o rinunciarvi, restando in contatto sia con i problemi e le tribolazioni tipici della condizione umana sia con tutto ciò che esiste. Percorrere quest’ultima soluzione altro non è che il “Sentiero della Rinuncia”, noto anche come “sentiero della sofferenza”. Questo è il cammino che i grandi istruttori dell’umanità, inclusi i Maestri di Saggezza di cui si parla negli insegnamenti teosofici, hanno scelto. Usando la conoscenza che hanno ottenuto, questi Maestri compiono ogni sforzo per aiutare ed istruire, cosicché tutto ciò che vive possa essere indirizzato verso il raggiungimento del nirvana. La loro beatitudine è posticipata per un numero incalcolabile di cicli.

Fare questa scelta è espressione della saggezza dell’anima ed evoca compassione, la magnifica capacità di sconfinata e incondizionata dedizione al benessere degli altri. Tale motivazione pura ed altruistica è quella a cui ci si riferisce come qualità del “cuore”. Essa riflette l’energia di buddhi, una sorgente universale di illuminazione divina e di discernimento etico. Coloro che hanno buddhi completamente risvegliata, camminano tra noi come stimolanti esempi del potenziale umano. Essi vivono in unità ed armonia con tutto quanto esiste. Ma come hanno sviluppato la qualità del “cuore”, quella che dà motivazione alla loro rinuncia al premio guadagnato e alla meritata beatitudine? Come sono diventati così pienamente sensibili ai sentimenti dell’umana sofferenza, in un mondo confuso e in tumulto? La risposta è arcana e pratica. A coltivare le qualità del “cuore” si inizia presto, nella vita; da bambini siamo incoraggiati a sentire amore e tuttavia ad accettare la disciplina. Le lezioni di servizio disinteressato vanno di pari passo con esperienze gioiose. Successivamente, tanti messaggi di cooperazione, fratellanza, servizio, karma e il riconoscimento di un bene comune aiutano il ragazzo o il giovane adulto a sviluppare le qualità del “cuore” in relazioni sane. Nel tempo, le qualità del “cuore” possono diventare naturali e spontanee. Se adeguatamente approfondite, tali qualità possono estendersi alle vite future, dove il processo di formazione inizia nuovamente.

Ne La Chiave della Teosofia, H. P. Blavatsky suggerisce vari metodi, per favorire l’apprendimento intellettuale e lo sviluppo delle qualità del cuore. La vera formazione teosofica deve trattare ciascun bambino come un individuo intelligente. A ciascuno di essi deve essere insegnato a pensare e ragionare con la propria testa. Bisogna che comprendano anche l’importanza del reciproco aiuto, l’amore per gli altri esseri umani e, soprattutto, l’altruismo. Questa è la dottrina del cuore. Il lavoro puramente meccanico della memoria dovrebbe essere ridotto al minimo. Bisognerebbe fare degli sforzi per risvegliare i sensi interiori e le capacità latenti del bambino. Sebbene alcuni sistemi educativi moderni abbiano fatti propri alcuni di questi scopi, i loro metodi mancano comunque di una chiave essenziale: la conoscenza dell’anima. Per secoli, i criteri tipici dell’educazione si sono focalizzati nel coltivare la mente, invece che l’anima. La Teosofia mette in rilievo che la mente è semplicemente il veicolo, lo strumento dell’anima e che pertanto le nozioni intellettuali senza lo sviluppo della saggezza dell’anima generano egoismo, orgoglio e arroganza.

Il vero insegnamento e l’uso della dottrina del cuore richiedono il riconoscimento che c’è un’anima immortale che si reincarna, in ciascuno di noi. Tale riconoscimento dovrebbe portare cambiamenti fondamentali nel nostro modo di pensare e di agire. Una prospettiva che consideri una sola vita non dà all’esistenza né un obiettivo né un senso che abbiano una logica, che non sia altra da quella “della sopravvivenza del più forte” nella “lotta per l’esistenza” o semplicemente promuove in modo eccessivo l’immagine di qualcuno che è oggetto di ammirazione. Le concezioni religiose ortodosse possono distorcere le possibilità di sviluppo umano. L’idea che in ciascun nuovo nato ci sia un’anima creata per la prima volta, blocca la comprensione della enorme saggezza che ciascun bambino porta nel suo pellegrinaggio della vita.

La Teosofia, comunque, postula il concetto che siamo esseri in evoluzione e senza tempo e che ciascuna incarnazione porta con sé esattamente le giuste opportunità per imparare e praticare sia l’apprendimento intellettuale sia la saggezza dell’anima.

La saggezza non è semplicemente un apprendimento superiore, o un brillante esercizio intellettuale. E’ conoscenza profonda, che sorge dalle profondità del cuore. Essa integra immaginazione e visione intuitiva; esprime le acquisizioni dell’anima e fornisce quell’illuminazione interiore che è il risultato della meditazione e della riflessione su principi e concetti universali, di giorno in giorno e di vita in vita. La saggezza riflette l’esperienza interiore dell’eterno pellegrino e i suoi contatti con i vari aspetti della vita e con il cosmo come un tutto. Questo è un genere di conoscenza completamente diverso. Affinché essa si manifesti si deve passare attraverso fasi di autopurificazione e autodisciplina incredibili. La dottrina del cuore o saggezza dell’anima insegna l’autorealizzazione, che include la realizzazione della propria unità con l’insieme della vita e della natura e con la propria divina immortalità.

La Religione-Saggezza, nei suoi aspetti pratici, è etica puramente divina fondata sulla metafisica, che offre spiegazioni razionali per l’esercizio dell’etica nella vita. Metafisica ed etica sono inseparabili, poiché sono come le due ali di un uccello. Queste due ali sono necessarie all’anima per prendere il volo e per iniziare il vero pellegrinaggio dell’esistenza. La dottrina del cuore nutre le virtù morali, la dottrina dell’occhio incoraggia la chiarezza e la coerenza nella conoscenza. La conoscenza e le virtù morali devono essere praticate insieme, lungo linee parallele. La semplice accettazione degli insegnamenti non ci porterà lontano. Sia la mente sia il cuore devono essere attivati.

Sia ne La Voce del Silenzio, sia nella Bhagavad Gita, troviamo un principio fondamentale, che guida non solo l’apprendimento intellettuale ma anche la saggezza dell’anima. Ne La Voce, è affermato: “Sii umile, se vuoi ottenere la saggezza, sii ancora più umile quando l’avrai ottenuta”. Questo significa che l’umiltà è ciò che risplende nell’uomo saggio. E’ il saggio che ha l’attitudine del “così ho udito”. La persona dal solo apprendimento intellettuale, che è conoscenza mondana dell’intelletto mondano della vita transitoria, dirà: “Vedi, io so”. Lo stesso concetto è menzionato anche da Krishna nel IV capitolo della Gita, dove Krishna stesso segnala ad Arjuna che, per arrivare alla saggezza, è necessario esercitarsi nel servizio, nella risoluta ricerca, nell’investigazione e nell’umiltà. Poi il saggio trasmetterà tale verità al discepolo, così che egli non cada in errore. L’orgoglio creerà ostacoli, nel cammino verso la saggezza e cercherà di rovinare il lavoro.

E’ perciò importante che purifichiamo la nostra natura inferiore.

La purificazione della nostra mente inferiore permetterà alle intuizioni divine della nostra mente superiore, al nostro vero sé, di manifestarsi in una mente gentile ed armoniosa, che non può essere distorta da valori corrotti di filosofie di parte o da pregiudizi. Lo scopo sia della dottrina dell’occhio che di quella del cuore dovrebbe essere quello di trasformare l’animale umano in un divino faro di luce. L’uomo è un potenziale dio, in pellegrinaggio per divenire una potenza divina attiva nella vita. Questo è ciò che tutti i Grandi Istruttori dell’umanità hanno insegnato ed incarnato. Queste incoraggianti figure esemplari hanno seguito il sentiero della rinuncia. Essi vivono per aiutare l’umanità che sta ora lottando, nella valle del peccato e del dolore. Colui che cerca la Saggezza dovrebbe ricordare che l’impegno e la dedizione nel servizio agli altri sono il primo passo del pellegrinaggio. Le istruzioni de La Voce del Silenzio sono chiare:

“Se ti si insegna che il peccato nasce dall’azione e la pace dall’assoluta inazione, rispondi che ciò è erroneo...”.

“L’impermanenza delle azioni umane, la liberazione della mente dalla schiavitù con la cessazione del peccato e dell’errore, non sono per gli ‘Ego-Deva’ [gli Ego che si reincarnano]. Così dice la ‘Dottrina del Cuore’ ”.


Link to English version:
http://www.theosophyforward.com/index.php/theosophy/1083-the-eye-and-the-heart-doctrine.html

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