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Editoriale – Quanto puoi essere gentile?

Jan Nicolaas Kind – Brasile

The Society Editorial 2
Jan nella sua casa-ufficio a Brasilia, Brasile

Nel numero di marzo 2017 del periodico olandese Theosofia (Jaargang 118.Nr.1) è apparso un articolo intitolato “Considerations” (in olandese “Overdenking”) in cui l’autrice, Saskia Campert, si chiede se effettivamente i Teosofi siano obbligati ad essere amichevoli, amorevoli o compassionevoli in ogni momento. Nel primo paragrafo Saskia descrive un dialogo con un collega Teosofo che sembra incontrare delle difficoltà anche solo ad essere gentile 24 ore al giorno per sette giorni a settimana e che sperimenta, specialmente nel suo luogo di lavoro, come sia piuttosto difficile applicare quello che tutti i sistemi religiosi e filosofici, inclusa la Teosofia, mettono sempre in rilievo: gentilezza, tolleranza, non-violenza, pazienza, affrancamento dall’ego. Saskia inoltre fa delle considerazioni su questo tema, ricordando che i maestri Zen non sono sempre così amorevoli come si crede, con i loro studenti, ma anche duri e inclementi; poi cita alcuni Teosofi e alla fine conclude che, se necessario, i Teosofi possono certamente schierarsi purché considerino alcuni modelli comportamentali.

Sono particolarmente interessato alla domanda che Saskia ha posto riguardo il dover essere sempre gentili e affettuosi e mi sono spesso chiesto se, durante gli anni in cui sono stato attivo nei circoli teosofici, io sia stato o meno un esempio luminoso di tolleranza affettuosa e di gentilezza amorevole. Con mio grande dispiacere devo ammettere che probabilmente non ho passato tutti quegli esami cruciali in cui il mio comportamento è stato messo alla prova.

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Mini Intervista Deepa Padhi

The Society MI 10 Deepa Padhi

1. Come ti chiami, da dove vieni e da quanto tempo sei membro della ST?

Sono Deepa Padhi. Vivo a Bhubaneswar, nell’Orissa, India e sono iscritta alla ST dal 1994..

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Mini Intervista Otavio Ernesto Marchesini

The Society MI 2 Otavio

1. Come ti chiami, da dove vieni e da quanto tempo sei membro della ST?

Mi chiamo Otavio Ernesto Marchesini e vengo da Curitiba, una città del Brasile del Sud. Sono membro della Società Teosofica dal 2003

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Alla Luce della Teosofia

[questo articolo è apparso nell’edizione di marzo 2017 de The Theosophical Movement. Per altri articoli pubblicati in questa eccellente rivista andare al link: http://www.ultindia.org/previous_issues.html ]

Theosophy Death 2 In the Light of Theosophy

La morte di una persona cara è il più grande e irreversibile problema, quello che prima o dopo tutti noi dobbiamo affrontare. Spesso tale esperienza genera molti tipi di emozioni negative. E mentre tanti fra noi permettono che tali emozioni abbiano la meglio, ci sono anche coloro che sono in grado di convertirle in un lavoro produttivo, scrive il dr. Shrirang Bakhle. L’autore fornisce l’esempio di una coppia di mezza età che ha perso l’unico figlio in un incidente. Essi non hanno permesso al destino di sopraffare la loro forza d’animo, ma piuttosto hanno deciso di impiegare le loro energie e risorse aiutando molti bambini sfortunati disperatamente bisognosi di aiuto

Comunque molti di noi continuano a soffrire per lungo tempo, e in vari modi, dopo una perdita. In alcuni casi i sopravvissuti soffrono per il senso di colpa di non aver fatto a sufficienza per evitare quella morte. E così la tristezza diventa rabbia e frustrazione. La rabbia è spesso diretta ad altre persone secondo quanto percepiamo come loro omissioni e ciò crea un senso di amarezza tra i membri della famiglia. Altra sensibile fonte di dolore è il sentimento del rimpianto, “avrei voluto passare più tempo con la persona ora deceduta quand’era ancora in vita”. Talvolta tali sentimenti trasformano le persone, che cominciano ad apprezzare di più il fatto di essere vive e di stare con persone che amano e quegli sciocchi litigi con le persone amate appaiono ora ai loro occhi come uno spreco di tempo.

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Editoriale – Come fare Teosofia?

Jan Nicolaas Kind – Brasile


Como ....?

Ci dimentichiamo spesso che la Teosofia è un sistema di pensiero concepito in particolare per renderci consapevoli del fatto che servire e aiutare gli altri è la sola ragione valida della nostra presenza su questa biglia blu chiamata Terra. In questa giungla materiale tutto si riduce a questioni come il vincere, o “il nostro paese per primo”, oppure “noi contro loro”, il che determina un’accelerazione del pensiero divisivo. In tale contesto spesso mi capita di sentire che molti, nei nostri circoli, sono preoccupati della ragion d’essere della Società Teosofica o perfino della Teosofia. Affermano che 120-130 anni fa la Società Teosofica aveva qualcosa di speciale o di “nuovo” da condividere con il mondo, ma che ora è tutto diverso, perché tante sono le organizzazioni “spirituali” attive, che continuano a diffondere ciò che rendeva la Società Teosofica così unica molti decenni fa. Questo atteggiamento è piuttosto errato e dimostra che tanti potrebbero non aver compreso pienamente cosa la Teosofia e i suoi veicoli rappresentano in questo periodo.

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Mini intervista – Lola Rumi

1. Come ti chiami, da dove vieni e da quanto tempo sei membro della ST?
Mi chiamo Lola Rumi, sono cresciuta nella Spagna del Sud, a Siviglia, ma attualmente vivo e lavoro a Madrid.

Per quanto riguarda la Società Teosofica, mi sono iscritta alla loggia di Madrid della Sezione Spagnola nel settembre 2013.

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Mini intervista – Pablo Minniti

1.    Come ti chiami, da dove vieni e da quanto tempo sei membro della ST?

Mi chiamo Pablo Minniti. Sono nato in Italia, cresciuto in Argentina, poi mi sono trasferito a New York nel 1970. Attualmente risiedo al Krotona Institute of Theosophy di Ojai, in California. Mi sono iscritto alla Società Teosofica nel 1989, 28 anni fa.

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Cos’è la pura Teosofia?

Dara Eklund – USA


L’autrice, Dara Eklund, amava il giardinaggio e i fiori e frequentava giardini come gli Huntington Garden di San Marino, in California. Questo fiore è stato coltivato e cresciuto lì.

Anche disponendo di una semplice antologia di insegnamenti teosofici, gli studenti di Teosofia esprimono dubbi sulla loro capacità di riconoscere un vero istruttore, qualora dovesse apparire, all’improvviso. Ma allora, abbiamo designato come “Pura” Teosofia un certo nucleo di libri, o forse di dottrine a futura guida del nostro Movimento, senza vagliarle attentamente? Sicuramente i Maestri, che hanno modellato una nave progettata per far fronte alle onde cicliche dei secoli futuri, ci hanno fornito sufficiente zavorra per oltrepassare quelle secche con cui ha avuto a che fare sin dall’inizio. Non solo ci hanno consegnato ammonimenti diretti, ma anche testi devozionali per rendere più forte il nostro cuore e sottomettere le correnti più oscure della nostra personalità umana.

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